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A circa undici
chilometri da Cetona e vicino a Piazze, vi è
Camporsevoli, antico castello già feudo, posto in luogo
magnifico a 629 metri sul livello del mare. La storia di
questo piccolo castello, che già appartenne alla Diocesi
di Chiusi e oggi a quella di Città della Pieve, trova
qui luogo perché tuttora fa parte del Comune di Cetona.
Sembra che il nome "Camporsevoli" derivi da
Campus orseoli, o dalle voci Campo et Silvula, ossia
"campo di selve", come afferma il Marchese R.
Grossi nel suo bel volume su questo Castello. Se ne ha la
prima notizia in un atto di correzione di confini al
tempo di Federigo Barbarossa, ma i reperti archeologici
rinvenuta nella zona ce lo dicono come uno dei tanti
piccoli centri abitati fin da epoca italico-etrusca. Dopo
le oscure vicende dell'alto medioevo in cui fece prima
parte del Ducato longobardo e poi della Contea di Chiusi,
nel frazionamento di questa andò in mano ad uno dei suoi
rami, forse i Visconti di Campiglia. Nelle lotte di
espansione dei Comuni di Siena e Orvieto rimase per lo
più sotto quest'ultima città, divenendo pio un feudo
della nobile famiglia orvietana di Montemarte fino a
quando il Papa Pio II lo concesse in feudo ai nipoti
Giacomo e Andrea Piccolomini nel 1462. Siena veniva così
in qualche modo a occupare questo castello su cui aveva
messo gli occhi fin dai tempi più antichi, ma la sua
caduta come libera repubblica nel 1559 fece sì che su
Camporsevoli mettessero le mani i Medici che, dopo un
lungo contrasto col Papa, ebbero il Castello come Vicari
Apostolici. Le questioni non erano finite perché sopra
una metà del feudo accamparono pretese i Malaspina, che
poi venderono i loro diritti alla Granduchessa Maria
Madd. d'Austria, che a sua volta li cedette al nobile
fiorentino Niccolò Giugni, al quale il Granduca
Ferdinando II dette tutto il feudo nel 1630. La
soppressione napoleonica dei feudi mise Camporsevoli
sotto la Mairie di San Casciano dei Bagni nel 1806, e le
restaurazione del 1814 la portò sotto Cetona nel
Compartimento di Arezzo e poi in quello di Siena, col la
quale passò al Regno d'Italia nel plebiscito del 15
marzo 1860. La sua storia religiosa è legata prima del
1600 alla Diocesi di Chiusi, da cui fu staccata quando
rimase annessa alla nuova iocesi di Città della Pieve.
Il Marchese Grossi dà poche notizie sul periodo in cui
la Pieve di S.Giovanni fu della Diocesi di Chiusi. Dice
soltanto che la Pieve è ricordata in un documento di
confinazione del Comune di Orvieto del 1228. La sua
origine è quindi ignota, ma forse potrebbe identificarsi
tra le Pievi che il Papa Celestino III nel 1191 confermò
al Vescovo Teobaldo di Chiusi, se la toponomastica usata
nella Bolla ci potesse dire che la Pieve di S.Maria di
Spino con la Cappella di S.Giovanni fosse quela di
Camporsevoli, perché il titolo di S.Maria spettò a
questa Pieve, come dice anche il Grossi nel suo volume.
Comunque le notizie che egli ci dà sulla Chiesa e sul
Pievano sono quelle dal sec. XVI in poi e sappiamo solo
che fu di Patronato prima dei Piccolomini poi dei loro
successori nel feudo, ci dicono che la Chiesa fu rifatta
dai Piccolomini nei primi del 1500 e restaurata nel 1607
e vi fiorirono varie Confraternite.
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