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Convento di San Francesco

Da Cetona ci si incammina per la strada che porta a Sarteano e dopo circa un chilometro si sale sulla sinistra raggiungendo la Chiesa ed il Convento di S.Francesco dopo poche centinaia di metri. Situato a ponente di Cetona in luogo ameno e pittoresco, guarda a levante fino al lontano Monte Subasio, sulle pendici del quale fu la culla della regola francescana. Nessuno mette in dubbio che San Francesco sia stato a Cetona e che abbia voluto che anche tra le pendici del monte Piesi Madonna "Povertà" avesse i suoi seguaci: l'avvenimento è ricordato da generazione in generazione con sentito orgoglio paesano. Egli, il Santo, fu contento di una povera e rozza capanna dove pregare e contemplare le bellezze divine dall'alto del Pessulano (località sui fianchi della Montagna in cui è ubicato il Convento). Ma i buoni cetonesi vollero che i seguaci del "Cantore della Povertà" avessero più degno luogo dove riposare e in una nobile gara di attività portarono materiale da costruzione e altro, al fine di costruire una piccola Chiesa e un conventino di otto cellette: attualmente il Convento è un grande fabbricato con numerose celle, un ampio portico e una bella Chiesa. Alcuni storici danno per certo che il luogo fu donato nel 1212 a S.Francesco e che fu lui stesso ad edificare la prima piccola chiesa (Refettorio). il Convento è quindi uno dei più antichi della Toscana, il secondo dopo quello della Verna. Certa è comunque la permanenza nel Convento del Beato Egidio (compagno di S.Francesco) e del Beato Pietro da Trequanda che qui lasciò la bella immagine della Madonna del Soccorso, dipinta da Santo di Pietro. Il Convento ebbe vita florida tanto che sul finire del secolo XIV fu costruita la nuova chiesa nel luminoso stile gotico-francescano. I frammenti recuperati testimoniano che tutta la chiesa fu affrescata forse dagli stessi affrescatori di Belverde. L'affresco con i tre santi francescani (S.Bernardino, Beato Guido, Beato Leonardo) risale al XV secolo. L'attuale destinazione del Convento a sede di "Mondo X", una comunità impegnata nel recupero dei tossicodipendenti, pur moltiplicandone la funzionalità e piegandola alle nuove esigenze, non lo ha certamente privato del clima di religiosità impregnato nelle pareti di queste costruzioni francescane.