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Il
Parco del Biancheto
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L'area del Parco del Biancheto si trova
alle pendici del Monte Cetona dove le formazioni boschive
entrano in contatto con le colture rappresentate da
oliveti e vigneti. In particolare l'area si estende su di
una placca travertinosa ad una altitudine media di 540 m
s.l.m. In tale scenario l'elemento più rappresentativo
è costituito dall'estesa scarpata di travertino che
limita verso valle il pianoro stesso e che sovrasta il
complesso monastico di S.Maria. La balconata
rappresentata da queste rupi si rivela di spessore assai
variabile, passando da qualche metro a monte fino ai 15 m
nella porzione centrale a valle. La placca travertinosa
è interessata lungo i bordi da una fascia ad intensa
fratturazione. Tale situazione ha causato intensi
fenomeni di crollo e il conseguente accumulo di enormi
blocchi di roccia alla base della scarpata; questo evento
ha determinato la formazione di quel complesso di cavità
sotterranee e ripari sottoroccia, che sono stati abitati
fin da tempi molto remoti. 
La flora del Parco si caratterizza per un'elevata
presenza di specie appartenenti alle emicriptofite che
sono piante che si ritrovano là dove si riscontri una
notevole copertura arborea. la scarsa presenza invece
delle geofite è da attribuirsi al fatto che ci troviamo
di fronte a popolamenti forestali che hanno risentito
dell'effetto dell'uomo e che sono stati sottoposti a
utilizzazioni periodiche. Tuttavia, alle nostre
latitudini, l'ambiente del Parco rappresenta un'area ad
alta naturalità e per questo è meritevole di attenzione
e protezione. Le formazioni di maggiore interesse
ambientale e naturalistico del Parco sono da ricercarsi
sicuramente nella lecceta di Belverde e nella vegetazione
che caratterizza l'ambiente delle rupi.

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La Lecceta di Belverde
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La lecceta di Belverde si localizza
sulle rupi delle grotte. Si tratta di un popolamento ad
alto fusto in cui si possono ritrovare esemplari di
leccio di grandi dimensioni. La presenza del leccio viene
fatta risalire al periodo ipsotermico. Questa pianta,
grazie a numerosi fattori, si è mantenuta fino ad oggi,
periodo in cui le condizioni climatiche sono le sue
preferite. Fino all'epoca romana sul clima ha agito
favorevolmente l'azione mitigatrice della palude
chianina; attualmente il fattore preponderante è
l'azione svolta dal terreno che si è sviluppato a
partire da un substrato calcareo. La lecceta di Belverde
è molto omogenea, il sottobosco è ricco di elementi
tipici dei boschi sempreverdi come il pungitopo, la
strappabrache, la robbia selvatica, l'asplenio maggiore,
tipica felce dei boschi di leccio, ed ancora l'alloro e,
ai margini della foresta, l'alaterno. Nel sottobosco si
trovano entità sciafile, cioè tolleranti dell'ombra,
come la dafne, la melica barbata, l'erba limone comune,
la lattuga dei boschi e sporadici alberi e alberelli come
il carpino nero, l'acero, l'orniello. La presenza di
queste essenze ci indica che il popolamento di Belverde
non è di transizione con i querceti submediterranei a
roverella e cerro, ma è una cenosi relitta al di fuori
del proprio ambiente. interessante anche osservare la
presenza di una pianta parassita, quindi non
fotosintetizzante, di difficile identificazione e
appartenente al gruppo delle Orbanche.
Il leccio: quercia sempreverde, originaria
dell'Europa meridionale, è largamente piantata come
riparo e ornamento, specialmente sulle coste del mare,
essendo resistente ai venti salati. Il fusto è corto,
con rami dritti ascendenti. La corteccia ha un colore che
va dal bruno al nero ed è spaccata in piccole placche
quadrate. La chioma, densa e rotonda, è formata da
foglie lunghe e strette a ovali, che hanno margini
dentati, ondulati o lisci, verdi nerastre nella pagina
superiore e verdi grigiastre in quella inferiore.

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