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Passeggiata fuori le
mura
Passeggiata per
Cetona
Visita
della Città
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Parco
archeologico-naturalistico
del Monte
Cetona
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La
Montagna del Cetona
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Il
territorio e le sue forme
Ai confini con l'Umbria e il Lazio, in uno tra gli
angoli più suggestivi della Toscana si trova la Montagna
del Cetona che costituisce l'ultimo lembo meridionale
della dorsale che passa, in direzione nord-sud, dal monte
Orsaro, ai monti del Chianti e alle strutture di
Rapolano, separando il bacino Siena-Radicofani da quello
della Val di Chiana.
La montagna fa parte del territorio della Comunità
montana del Cetona che complessivamente ha una superficie
montana di circa 21.000 ettari e comprende l'intero
comune di S.Casciano dei Bagni, gran parte di Cetona e
Sarteano e una piccola parte dei comuni di Chianciano
Terme e di Montepulciano. Il Cetona, con i suoi 1148 m,
è il rilievo più elevato della Comunità Montana;
seguono il Poggio di Pietraporciana (847 m) e i monti di
Poggiardelli (688 m).
Chi percorre la montagna del Cetona subito si accorge
che la forma del territorio varia repentinamente anche su
spostamenti di pochi chilometri e a volte anche solo di
centinaia di metri. Questo avviene poiché la morfologia
è strettamente legata alla varietà degli affioramenti
geologici esistenti oltre che all'opera modellatrice
dell'uomo. Si può n'optare infatti che dove prevalgono i
terreni argillosi di recente formazione, sabbiosi o
conglomerati, la morfologia assume il tipico carattere
collinare della nostra zona; dove invece gli affioramenti
sono costituiti da calcari argillosi del miocene le
pendenze che assume il paesaggio possono essere molto
diverse; e, relativamente alla stratigrafia, si possono
verificare i seguenti casi: se la vergenza degli strati
è opposta a quella del versante (stratificazione a
reggipoggio), si hanno forti pendenze che portano in
taluni casi ad eventi franosi di tipo a
"crollo", se la disposizione degli strati segue
la morfologia del terreno con pendenza uguale o maggiore
a quella del versante (stratificazione a franapoggio), si
hanno blande pendenze che in taluni casi possono generare
movimenti franosi di tipo a "scoscendimento" e
"colata".
Nelle zone caratterizzate dalla presenza di argille
plioceniche, il paesaggio si presenta con forme
particolari caratterizzate da profili dolci
(mammellonati), in parte soggetti a fenomeni erosivi
tipici (calanchi) e da cupolette argillose (biancane),
che trovano la loro massima espressione nel versante
della Val d'Orcia.
L'uomo con il suo intervento ha provveduto ad
addolcire le forme, per permettere l'uso agricolo dei
terreni della montagna, ed il connubio fra una matrice
geologica così varia e l'azione antropica ha portato
alla formazione di alcuni fra i paesaggi più belli e
caratteristici d'Italia.
Il
clima
L'area del Cetona si caratterizza per essere una di
quelle isole climatiche, nella regione collinare interna,
che presentano regimi piuttosto oceanici. Infatti questo
clima risente di due situazioni favorevoli: la barriera
appenninica a Nord e a Nord-Est, che funge da ostacolo
contro i venti freddi; e il mar Tirreno che è a Ovest e
che ha azione mitigante sul clima ed effetto determinante
sulle precipitazioni.
Per dare una definizione più precisa della tipologia
climatica, si può dire che il clima del Cetona è
mediterraneo di tipo subumido-subarido, caratterizzato da
bassa continentalità (attenuate escursioni termiche) e
da stagione secca coincidente con l'estate.
Altri interessanti dati sul clima sono:
Temperatura media annua: varia con
l'altitudine raggiungendo a 200 m s.l.m. il valore di
14,5 °C e a 1000 m s.l.m. gli 11 °C.
Gradiente locale di temperatura: varia in
funzione della quota ed è pari a 0,4 °C/100 m.
Precipitazioni annuali: si attestano su un
valore medio di 759 mm con punte massime di oltre 1300 mm
annui, la loro distribuzione vede i mesi autunnali e
invernali essere i più piovosi; mentre quelli estivi
sono i più siccitosi.
La
vegetazione
La ripartizione della vegetazione sul territorio è
frutto delle interazioni e degli equilibri raggiunti fra
le varie formazioni e gli elementi fisici e climatici
dell'ambiente, anche se l'azione dell'uomo è stata
sovente causa di alterazioni che hanno inciso
profondamente sulla composizione, distribuzione e
struttura delle associazioni vegetali.
Tutta l'area (dalle zone più alte del Cetona al monte
Amiata) doveva essere un tempo ricoperta da boschi, in
particolare querceti di cerro, rovere e roverella, ma
anche castagneti e faggete, che scendevano più in basso
nelle zone fertili.
Il castagno tuttavia, a causa della natura alcalina
dei terreni, non risulta molto diffuso.
Partendo dalle aree più basse l'attuale vegetazione
del territorio del Cetona può essere così
schematizzata:
- Querceti sclerofillici mediterranei.
Ossia boschi con prevalenza di specie quercine
sempreverdi (leccio). Comunque questo tipo di
formazione, più tipico di zone più calde e
aride della Toscana mediterranea, è scarsamente
rappresentato nel territorio del Cetona, anche se
la lecceta di Belverde ne rappresenta un
bellissimo esempio.
- Querceti xeromorfi decidui submediterranei.
Sono costituiti per lo più da cerro e roverella
e sono formazioni distribuite nella maggior parte
del territorio e rappresentano lo stadio di
vegetazione più evoluto della zona, come del
resto in gran parte delle colline dell'Italia
peninsulare. Il cerro è la specie maggiormente
rappresentata. Esso, nei versanti NO e SO delle
pendici più basse, tende a formare boschi puri,
mentre altrimenti lo si ritrova in prossimità di
radure ed anche sui crinali. In questi
popolamenti oltre alle già citate specie, si
possono ritrovare frequentemente il carpino nero,
il rovere, il tiglio, l'acero opalo, il nocciolo
e l'orniello.
- Boschi di caducifoglie montane. In cui
si ha il faggio. Sono formazioni che si ritrovano
sulla vetta del Cetona e in località
Pietraporciana.
- Vegetazione delle rupi. E' una
formazione localizzata sempre in prossimità di
Belverde, e si trova su una superficie
estremamente limitata, ma presenta aspetti
fortemente interessanti.
- Popolamenti di origine artificiale. Sono
costituiti principalmente da impianti di pino
nero, arricchiti dalla presenza di piante di
cedro dell'Hymalaya, cipresso dell'Arizona,
piccoli impianti di cipresso comune. Il pino nero
per le sue caratteristiche ecologiche di specie
pioniera nonché miglioratrice del suolo si
presta molto bene per essere utilizzato nei
rimboschimenti di terreni che presentano
condizioni di fertilità assai scarse. Dal
momento dell'impianto e per uno o più cicli
colturali, la funzione del pino è
sostanzialmente quella di preparare il terreno e
le condizioni tali per procedere successivamente
a eventuali interventi di naturalizzazione con la
reintroduzione delle specie indigene, le quali
spesso riconquistano il territorio in modo
naturale.
La
fauna
La distribuzione della popolazione animale è,
strettamente legata alla copertura vegetale, all'ambiente
fisico, al clima e all'azione dell'uomo che con le sue
attività ha modificato profondamente la zoocenosi
naturale.
Tra le numerose specie di uccelli che vivono tutto
l'anno nell'area del Cetona e che trovano un habitat
ideale nei boschi radi, colline o coltivi, ricordiamo: il
gheppio, un falco di piccole dimensioni, la poiana, la
gazza, il merlo e la cornacchia; mentre il fagiano, lo
scricciolo, la ghiandaia, il pettirosso, la tordella, la
passera d'Italia, il picchio verde, il colombaccio, il
gufo, il barbagianni e l'allocco, sono legati
principalmente alla foresta. Questi ultimi tre, il gufo,
il barbagianni e l'allocco, che sono rapaci notturni,
insieme alla civetta trovano, comunque, un habitat
favorevole alla nidificazione anche nei ruderi, nei
vecchi fabbricati e in zone prossime all'uomo.
Tra gli uccelli svernanti, cioè fra quelli che
passano l'autunno e l'inverno nella zona del Cetona,
ricordiamo lo storno che è frequente in prossimità
delle abitazioni.
La comunità di uccelli estivi è costituita, invece,
da quelle specie che provengono dai quartieri meridionali
di svernamento e raggiungono l'area del Cetona in cui
sostano per la riproduzione. Appartiene a questa
categoria l'albanella minore, rapace snello, strettamente
legato ai campi coltivati, in particolare a cereali, in
cui trova alimento e nidifica.
Negli ambienti boschivi nidificano, durante l'estate,
il succiacapre, uccello raro non facile da osservare per
la grande capacità di mimetismo, la tortora, il cuculo,
l'usignolo, la capinera, la cinciallegra, la cinciarella,
la cincia bigia e la cincia mora.
Tra i mammiferi presenti si segnala l'istrice, lo
scoiattolo, la lepre, la puzzola, la faina, il tasso, la
donnola e la volpe. Di particolare interesse è la
recente ricolonizzazione dell'area da parte del lupo,
tuttavia il predatore è presente con individui isolati e
non è stato ancora possibile rilevare popolazioni
stanziali.
Tra i grandi erbivori è molto diffuso il cinghiale, e
da qualche decennio sono stati reintrodotti capriolo e
daino. il cinghiale è onnivoro anche se si ciba
soprattutto di vegetali: ricerca bulbi e tuberi, ghiande
e faggiole; si alimenta inoltre anche nei terreni
coltivati causando purtroppo ingenti danni. Pascola
prevalentemente di notte, ma nei luoghi tranquilli anche
di giorno. Attualmente nell'area del Cetona è presente
una sottospecie di cinghiale carpatico; questa specie è
stata introdotta qualche decennio fa per scopi venatori
ed ha causato l'inquinamento genetico della razza
autoctona. La razza carpatica si distingue da quella
indigena per le maggiori dimensioni e per il maggior
numero di piccoli partoriti.
Essendo il cinghiale prevalentemente notturno è
possibile osservarlo ai margini dei boschi in prossimità
di coltivi durante il crepuscolo o all'alba. La presenza
del cinghiale può essere rilevata indirettamente dai
segni lasciati, come impronte, scavi e scortecciamento
degli alberi. Il cinghiale, strofinando la testa sul
fusto degli alberi, delimita il suo territorio perché
lascia dei segnali odorosi attraverso le secrezioni di
una ghiandola labiale; inoltre sfrega contro il tronco il
suo mantello per tenerlo pulito lasciando evidenti
scortecciamenti ad una altezza di 50-100 cm. le impronte
hanno forma a trapezio (lunghezza 6-9 cm, larghezza 5-7
cm); gli zoccoli sono arrotondati e imprimono un calco
profondo; lateralmente possono essere presenti gli
speroni. Con gli scavi (piccole buche ottenute con
l'ausilio dei canini superiori) il cinghiale cerca bulbi,
tuberi e radici; la presenza di numerosi scavi indica che
ci si trova in un'area di abbrancamento di cinghiali,
tipico del periodo primaverile.
Gli
insediamenti preistorici
| Il monte Cetona conserva
nell'area di Belverde, uno dei più importanti
complessi di stazioni |
| pre-protostoriche dell'Italia centrale. |
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