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La ricerca archeologica
La
ricerca archeologica nel territorio ha avuto
inizio nei primi anni di questo secolo ad opera
di alcuni nobili famiglie locali. In seguito le
ricerche furono affidate dalla Soprintendenza
alle Antichità d'Etruria all'archeologo perugino
Umberto Calzoni.
Egli stesso afferma che si innamorò delle zone
per "una fortunata combinazione" dopo
una sua visita escursionistica fatta alla fine
del 1927 all'Eremo Francescano di Belverde,
avendo raccolto lungo i viottoli del bosco molti
frammenti di vasellame preistorico.
Il Calzoni ha scavato e segnalato, tra il 1927 ed
il 1941, una ventina di cavità per alcune delle
quali ha fornito un rendiconto, generalmente
incompleto, dello scavo e delle modalità di
rinvenimento dei materiali (oggi conservati in
gran parte nel Museo Archeologico di Perugia),
mentre per altre non fu mai curata alcuna
edizione anche parziale. Con la scomparsa del
Calzoni cessa l'attenzione per il monte Cetona. |
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Per
molti anni l'area di Belverde è stata oggetto di
prolungate ricerche di clandestini che anno
procurato danni irreparabili.
L'Università di Siena e la Soprintendenza
Archeologica per la Toscana hanno ripreso gli
scavi, con scadenza annuale, a partire dal 1984.
Sono stati scoperti nuovi stanziamenti all'aperto
o in ripari sotto roccia; le ricerche allo stato
più avanzato sono quelle nei siti di S: Maria in
Belverde, del Riparo del Capriolo e di Buca del
Leccio, tutti abitati nell'età del Bronzo.
I materiali provenienti dagli scavi recenti,
insieme ad alcuni reperti di vecchie collezioni,
sono visibili presso il Museo Civico per la
Preistoria del Monte Cetona.

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